Legami di Solidarietà e di Umanità. Pomigliano 14-10-2017

da “Il mattino” di Napoli  del 18-10-2017.

 

legami di soliodarietà

 

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Fascisti su Luraghi.

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I fascisti nascono, come storia ci insegna, come picchiatori, in special modo di sindacalisti.

Oggi, non più, vanno oltre, in alcune realtà, li sostituiscono.

In quel di Luraghi è così, nel covo del segretato sindacale da 15 anni a busta paga padronale, il solitario mezzo busto impiegatizio, è stato di recente affiancato dallo scissionista firmic.

La notizia del giorno, è che il silente vuoto cosmico sindacale, oggi ha  cercato di indagare su altre organizzazioni  cercandone di comprenderne difficoltà e disagi.

Si è automagnificato di essere la prima organizzazione, erodendo consensi e voti proprio nella enclave leccoliniana, inoltre, udite udite, di essere vicino alle problematiche dei lavoratori sopratutto per quanto riguarda la sicurezza.

(Così vicini, che nel 2014, fece fallire la creazione delle commissioni paritetiche per la professionalità, le cose pubbliche e trasparenti non fanno per loro, meglio gli inciuci…)

Effettivamente il sindacato a trazione padronale, sta spopolando, in promesse dal sapore ultra clientelare, non solo all’ interno ma anche fuori, infatti la recente moria di saldatori ha fatto crescere proporzionalmente illusioni, voti e tessere farlocche.

Insomma la gara del leccaculo padronale è sempre in atto e vede sempre uno emergere sull’altro in una infinita gara al degrado etico, morale, ma sopratutto dei diritti, una volta ahimè, ritenuti inalienabili…..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Legami di Solidarietà. Intervist e per la manifestazione della rete dei numeri pari di sabato 14/10/2017.

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Annacquando Ipocritino, e l’uso improprio di Simone Weil

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Simone Weil si starà rigirando nella tomba!

Usata strumentalmente, a sessant’anni dalla morte, dallo svergognato di Luraghi, in un articolo (certamente oggetto di ricerche e riflessioni per esperti di psichiatria sindacale) con il quale, (proprio lui…) maestro di etica e morale, civile, politica e sindacale, attacca le dichiarazioni di Luigi di Maio, candidato premier M5s.

Il “Nazista a casa sua” a “Senatore a vita fin quando mi voteranno” colui che invita i vigilanti aziendali ad espellere altri sindacalisti dalle assemblee operaie, torna in veste di critico politico.

Al di la dei faziosi copiaincolla, esistono biografie di straordinarie persone che hanno rimasto impronte (molto diverse dalle sue, per fortuna) nella storia.

Simone Weil , prima di lasciare l’insegnamento per sperimentare la condizione operaia, fino all’impegno come attivista partigiana, (e non padronale!)  nonostante i persistenti problemi di salute. mosse da una vivace dedizione solidaristica, spinta fino al sacrificio di se, sorella del matematico André Weil, fu vicina al pensiero anarchico e all’eterodossia marxista, e così si esprimeva:

“Bisogna proprio che la vita sociale sia corrotta fino al midollo se gli operai si sentono a casa loro in fabbrica quando scioperano”. (Simone Weil).

Egli applicando l’opposto principio, nonostante la dicharazione (ahahah) di sciopero contro la prima controriforma Fornero del 2012 della sua stessa (dis ) organizzazione non aderì e fece entrare i lavoratori esterrefatti.

Nel 2007 mentre imperversavano le dimostrazioni operaie contro la cassa integrazione farlocca di infausta memoria, egli, sistematicamente, quando il compagno illegittimamente licenziato e subito reintegrato dalla sentenza del Tribunale del lavoro, momentaneamente si allontanava, tentava di circuire e corrompere i mortificati e resistenti operai.

Nel 2014 affossa con la scusa del congresso della sua organizzazione il tentativo di creazione delle commissioni interne alla fabbrica per le Professionalità e le Mansioni, (chissà perchè ….carboneria e massoneria funzionano sempre? ), e quando tre Lavoratori licenziati per 2 volte farloccamente,  nell ‘ infausto periodo, vinsero altrettante volte le cause e furono reintegrati al posto di lavoro dal giudice, l’autoproclamato difensore dei licenziati, non trovò di meglio che, assieme agli altri senatori,  passare a capo chino per  i mesi del presidio dei poveri Operai.

Insomma sempre la stessa solfa, girarsi dall’altro lato, altrimenti addio favoritismi e clientele per la casta impiegatizia, e conseguente abbandono di voti e preferenze, alla faccia della democratica competizione.

Per la parte politica, lingua avanti e pedalare, sul trapassato remoto caliamo un velo pietoso, ultimamente anche con De Magistris a Napoli, (ci abbiamo anche rimesso il megafono, consegato su un vassoio d’argento, al lido padronale) salvo poi falcidiarlo al congresso nel 2013, quando il sindaco di Napoli appoggiò la battaglia costituzionale della Fiom in Fiat.

Oggi le comiche invece sulla parte autocelebrativa l ‘uomo che aiuta gli ultimi e chi perde il lavoro……

Ipocritino ma proprio tanto…….

A proposito… non  riformiamo nulla, teniamoci i principi a 320.00 euro annui mentre gli operai muoino di fame, i viaggi in crociera, i viaggi pagati da Meridiana, i soldi dei tesserati delle strisce comunali e via discorrendo.

W l’ unione italiana lestofanti!

 

 

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Donati 353€ all associazione Legami di Solidarietà dai lavoratori di Avio Pomigliano.

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Legami di Solidarietà e Peppe Panico, il legame infinito….

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Ci avviamo, abbiamo appena terminato con lo sportello di ascolto di Legami di Solidarietà.

Peppe cuor di leone ci aspetta con un sorriso che sembra la frase finale di una enciclopedia sulla vita.

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La maglietta con la bandiera greca che simboleggia la sua voglia di bello e di non arrendersi mai.

Lo abbiamo aspettato per mesi ed anche questa volta è uscito trionfatore dalla clinica della vita.

Legami di Solidarietà riapriva proprio oggi, e quale miglior regalo per i volontari e per quell’anziano, indistruttibile combattente dei sentimenti, parroco della Pomigliano dei sofferenti e dei lavoratori, se non  l’incontro con il Peppone dell’ Avio?

Ogni momento vissuto in sua compagnia sa di miracolo e di santità, e questo sentimento così mal descritto, non avendo altri riferimenti razionali ha un solo riscontro, quello di essere vissuto.

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L’associazione, nata da uno sciopero non riuscito in difesa di un diritto a cui lo stesso sindacato oggi rinuncia, coniuga e sperimenta sul laboratorio del campo della vita, del sociale, trovando nuova linfa da questo incontro.

Un fermo immagine del momento, racchiude e descrive l’attimo che se ne va, ma che raccolto nelle nostre anime infonde ancora e sempre più, il coraggio e la passione di andare avanti cercando il riferimento più importante, l’ultimo, il povero, lo scarto.

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Il passaggio in quella casa , è un viaggio attraverso l’anima, la passione ed il sacrificio, e Peppe, operaio prima dell’Avio, oggi del Signore è la traccia del passaggio e del sacrificio di Gesù fatto Uomo.

Ma il miracolo vero è attorno a lui, nella famiglia, quella vera, dell’amore al centro di tutto, del sacrificio dell’ uno per l’altro, della condivisione dei sentimenti e delle passioni.

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Quelle mani che insieme compiono giri e miracoli inimmaginabili.

L’ operaio dell’ Adler mai reintegrato, il delegato tenace, il padre sempre presente, e la visione potente di una determinazione senza fine, quella di Teresa, mamma e moglie.

Concludo proprio con le parole finali di un suo post (sotto lo leggete tutto)  relativi agli ultimi mesi di sofferenza nel quale, dove dopo aver ringraziato i figli e tutte le persone, collante di bene, che li hanno supportati dice

“E soprattutto grazie al nostro Buon Gesù che è venuto in “vacanza ” con noi”.

Siete un esempio, un gran bell’esempio. Grazie ragazzi.

Il nostro GRAZIE più grande alla fine di questo periodo di lunga “vacanza” dobbiamo dirlo a loro….i nostri figli!
Avete saputo affrontare i 45 giorni di ricovero del vostro papà con il sorriso e ci avete donato la serenità di cui avevamo bisogno….sempre accanto a noi Amati e custoditi con premura dalla cara nonna ma coccolati da tutti nel paesino di Campozillone che ormai ci ha adottati….poi gli amici e poi gli zii…un amore senza limiti x il quale nn ci sono parole.
Siete due ometti ormai e noi siamo fieri di voi….se essere genitori è un’esperienza meravigliosa per noi è anche un grande dono! Grazie Carmine…grazie Dodò…mamma è papà vi vogliono benecontinuate a sorridere alla vita e sicuramente la vita vi sorriderà.

La nostra famiglia….i nostri cari amici….grazie

Ma un altro grazie va a chi si è preso cura di noi….di Peppe! Abbiamo superato un altro periodo scuro…questa sarà un’estate davvero indimenticabile ….
Voi ci avete supportati …voi ci avete tranquillizzati… voi avete portato amicizia a braccetto con la professionalità e questo nn sanno farlo tutti….
Grazie amiche infermiere
grazie amici oss
grazie amici dottori
grazie amiche dottoresse ( anche le vostre telefonate sono state di prezioso supporto….preziosissimo! Ci avete regalato un posto sotto il vostro ombrellone praticamente 😂)
Grazie amici del personale della clinica….accettazione pulizie bar guardiani
Grazie perché siete la dimostrazione che lavorare con amore porta a grandi risultati….vi vogliamo bene con tutto il cuore….
E soprattutto grazie al nostro Buon Gesù che è venuto in “vacanza ” con noi

Altro…

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Foggia. Al posto sbagliato ci sono i mafiosi. Le vittime erano al posto giustoAntonio Maria Mira da Avvenire del sabato 12 agosto 2017Luigi e 

Luigi, Aurelio Luciano erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. In tanti lo hanno scritto in questi giorni per raccontare la ferocia dei killer della mafia garganica che si è accanita contro due testimoni inconsapevoli dell’omicidio del boss Mario Luciano Romito e del suo autista. Ma non è vero, Luigi e Aurelio, agricoltori, erano nel posto giusto al momento giusto. Perché a quell’ora gli agricoltori sono sui campi, coi loro attrezzi, per tirar fuori dalla terra frutti e un faticoso reddito.

E dove altro potevano essere? A lavorare, a sudare. Un sudore che si è mischiato al sangue. Sangue voluto e cercato da chi invece era davvero nel posto sbagliato al momento sbagliato. Chi uccide, chi estorce, chi traffica, chi corrompe, chi commette violenze e soprusi, chi distrugge vite e speranze è sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Come chi si fa corrompere, chi è colluso con le mafie, chi non denuncia, chi tace. Perché quello che fa è sbagliato, è reato, è contro la legge e contro gli uomini. E, come ci hanno ripetuto gli ultimi tre grandi Papi, è peccato.

Sì, la mafia è peccato, è fuori e contro il Vangelo. E, dunque, è sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non le sue vittime innocenti. Non lo era il piccolo Dodò Gabriele, ucciso mentre stava giocando su un campo di calcio a Crotone dai proiettili ’ndranghetisti destinati a uno ’ndranghetista. Giocava, come tutti i bambini di 11 anni. Era nel posto giusto. Non lo era chi ha sparato. E non era nel posto sbagliato al momento sbagliato neanche Annalisa Durante, adolescente napoletana scesa in strada a Forcella col vestito bello per passeggiare con le amiche e neanche Silvia Ruotolo che stava passeggiando per il quartiere Arenella tenendo per mano il figlio Francesco di 5 anni. E neanche Michele Fazio, 15 anni, che stava rientrando a casa dal suo turno di lavoro da barista a Bari Vecchia, come Gaetano Marchitelli, anche lui 15 anni, che stava lavorando in una pizzeria nel quartiere barese di Carbonara.

Adolescenti che volevano aiutare le loro famiglie. Facevano la cosa giusta, nel posto giusto e al momento giusto. Niente di sbagliato. Lo era invece chi ha sparato per uccidere, per strada, tra la gente. Non pensando agli ‘effetti collaterali’. Che erano giovani vite. O ancor più giovani come i 3 anni di Cocò Campolongo, ucciso perché testimone dell’omicidio del nonno. Testimone proprio come Luigi e Aurelio. Perché chi uccide non vuole testimoni, anche se poi dei delitti si vanta. Forse capisce di essere nel posto sbagliato e non vuole che il suo sbaglio sia scoperto? Qualcuno sicuramente ha fatto questo percorso, riconoscendo lo sbaglio. Come Salvatore Grigoli, killer di don Pino Puglisi, convertito dal sorriso del parroco di Brancaccio. Sicuramente no chi ha premuto il pulsante dell’autobomba destinata al giudice Carlo Palermo, pur capendo che sarebbe stata coinvolta un’altra auto. Barbara Asta e i figli, i gemellini Salvatore e Giuseppe di 6 anni, non erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Stavano andando a scuola, mamma e figli, come tante mamme e figli a quell’ora.

Chi era nel posto sbagliato erano ancora una volta i mafiosi che con quella bomba volevano risolvere il loro problema, un bravo magistrato, decidendo di vita e morte, anche di una giovane mamma e dei suoi bambini. L’elenco potrebbe continuare perché sono centinaia le vittime del ‘posto sbagliato al momento sbagliato’. Bambini che erano in braccio al loro papà, bersaglio dei killer. Amici che stavano accompagnando un carabiniere vittima designata. Ragazzi scambiati per esponenti del clan rivale come Alberto Vallefuoco, Salvatore De Falco e Rosario Flaminio, operai ventenni. Il bimbo mai nato, ucciso nel ventre di Ida, colpita assieme al giovane marito, il poliziotto Nino Agostino. E Domenico Martimucci, 27 anni, prima vittima innocente delle ‘ azzardomafie’, ucciso nel 2015 ad Altamura da una bomba contro una sala giochi mentre stava guardando una partita in tv. Mi scuso per non averli ricordati tutti. Ma tutti sono nella mia penna e nel mio taccuino di giornalista. Molti narrati sulle pagine di Avvenire.

E chi vorrà li potrà comunque trovare sul sito di Libera che ogni anno li ricorda il 21 di marzo. Storie, visi, persone che erano al posto giusto al momento giusto, perché volevano vivere una vita vera, giusta, piena. Un lungo terribile elenco di nomi, al quale ora si aggiungono Luigi e Aurelio agricoltori foggiani, mariti e papà, morti su quella terra che per loro era tutto. Terra usurpata dalle mafie, con la violenza e il sangue innocente che ha bagnato le zolle foggiane. Questo sì che è essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le mafie e chi le sostiene, facendo e tacendo. Sono anche loro ad aver ucciso Luigi e Aurelio. Ora è il momento di essere ancor di più nel posto giusto al momento giusto. Basta sottovalutazioni e negazionismo in questa terra foggiana. Basta con istituzioni lontane e distratte. Servono fatti concreti e soprattutto continuità.

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