Avellino: separato dalla moglie, operaio costretto a dormire nel cimitero

Avellino: separato dalla moglie, operaio costretto a dormire nel cimitero

di Barbara Ciarcia
 
 SANT’ANGELO ALL’ESCA – È una camera con vista sulle tombe, e attigua alla chiesa del cimitero di Sant’Angelo all’Esca, quella di Antonio Petrillo, 58 anni, operaio della Irisbus in cassa integrazione. Da circa tre mesi il metalmeccanico dorme e mangia nella sacrestia, angusta e umida, del camposanto del paese, e prima ancora, sempre grazie allo slancio umanitario di don Ciriaco Vozzella, il parroco del borgo, aveva trovato alloggio in quella della chiesa di San Rocco.
Antonio vive tra i morti e si arrangia come può per sbarcare il lunario e scacciare gli spettri di una crisi che ha assottigliato le sue fortune. È scaramantico e ostinatamente ottimista. Confida in tempi migliori, nonostante tutto, e sulla brandina ha messo in bella mostra una sfilza di oggetti metallici per attirare, dice lui, la buona sorte. Tutti gli hanno voltato le spalle, don Ciriaco invece gli è andato incontro e gli ha aperto le porte del piccolo appartamento, in fase di ristrutturazione, adiacente al cimitero. «Non posso permettermi il lusso di pagare un affitto – racconta Antonio Petrillo, separato e padre di tre figli – devo mantenere la prole, che studia ancora, e così sono stato costretto a tirare la cinghia al massimo. Ho pure dormito in macchina: non mi vergogno a dirlo ma non ho mai fatto del male a nessuno».
Intanto Antonio si adopera a tenere pulita la zona della taverna attorno al camposanto, alle porte di Sant’Angelo all’Esca. Pota le siepi, spazza le cunette, lava le panchine e persino i contenitori della raccolta differenziata. Qualche signora, all’occorrenza, gli prepara un piatto caldo. La solidarietà non gli manca, così come qualche testimonianza d’affetto. Ciò che gli manca è invece una casa dignitosa. Nella sacrestia, ancora senza pavimento e senza luce, l’operaio ha ammassato qualche provvista e numerosi ninnoli che poi regala alle anziane che si recano in visita al cimitero.
«Non sono mai solo, per fortuna», incalza sempre Antonio mentre sfodera uno dei sorrisi migliori dopo avere indossato un poncho in pile, quello che usa per ripararsi dall’umidità esagerata durante la notte. «Ho degli amici che mi tengono compagnia e mi sostengono moralmente. Grazie a don Ciriaco ho almeno un tetto e un motivo in più per resistere. Cerco di rendermi utile come posso per la comunità, e mi rincuora tanto ricevere i ringraziamenti per la pulizia che adesso c’è nei pressi del camposanto». Poi mostra le panche in legno appena lucidate, e così le fioriere e la pavimentazione dell’ingresso cimiteriale. Si muove con disinvoltura in quel mondo silenzioso e sospeso lungo un confine immaginario, che pure è diventato il suo piccolo mondo.
Don Ciriaco va spesso a trovarlo, e a confortarlo. «Bisogna sempre aiutare chi è in difficoltà – afferma il sacerdote, che non si tira mai indietro davanti ai disagi sociali – Il vangelo va praticato e non solo predicato. Antonio è un brav’uomo che ha avuto delle disavventure nel corso della vita, ma non per questo una persona va isolata e abbandonata. Spero di dargli una mano anche a trovare una sistemazione abitativa migliore e più confortevole di quella attuale».
L’operaio ha piantato dei fiori lungo il ciglio della strada, e li innaffia con cura. Un tocco di colore che spezza il grigio del sentiero che conduce ai sepolcri. Ha creato con dei rami attorcigliati un cuore, come fosse un segnale da seguire. La fantasia non manca ad Antonio Petrillo. Gli manca solo il calore di una casa tutta sua. E nell’attesa ha trasformato la sacrestia del camposanto in un rifugio di fortuna, e di ricordi.

Informazioni su Francesco Viscione persona comune cittadino.

Amico e Compagno di altri sindacalisti scomodi e di preti scomodi, ma con larga etica ed umanità. Adoro la mia organizzazione la Fiom-Cgil, la e sua Costituzione, lo Statuto.
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