Adler: noi abbandonati da tutti. Anche da Scudieri

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Categoria: Economia e Lavoro  13/03/2015

Operai Adler

Ieri sei operai rimasti senza lavoro hanno manifestato davanti alla ricca azienda ubicata ad Acerra. Una vicenda piena di contraddizioni. Appello all’ex presidente di Unindustria Napoli: “Ci restituisca dignità”.

Tra un mese perderanno il salario della disoccupazione dopo aver perso, nel 2011, il posto di lavoro nella “Ilmas” di Acerra. Per loro era stata prevista, grazie a un accordo sindacale, la ricollocazione nella Adler, del resto dopo un periodo di lavoro trascorso proprio in quest’azienda che ha preso il posto della Ilmas.

Ma non è stato così. Il lavoro non è più tornato. Altri, si, sono rientrati nello stabilimento. Ma loro no. Intanto ieri gli appena sei operai abbandonati anche da chi non avrebbe proprio dovuto lasciarli alla mercé della povertà sono andati a manifestare davanti al cancello della grande fabbrica, leader della componentistica per auto a livello mondiale. La Adler è un’azienda ricchissima: fatturato annuo di 1 miliardo di euro.

E’ ubicata nell’area industriale di Acerra. Ieri Giovanni Albarano, Gennaro Caturano, Antonio Mazzola, Vincenzo Pezzullo, Enrico Vitale e Raffaele Rosselli hanno chiesto al proprietario del gruppo di restituire loro “dignità”, visto pure che – scrivono nel volantino che hanno distribuito davanti alla fabbrica – il signor titolare in un lungo servizio trasmesso dalla televisione di Stato a febbraio ha dichiarato che gli italiani sono un popolo che si mortifica ma che potrebbe comprare il mondo.

“Noi siamo italiani e mortificati – rintuzzano gli operai rimasti senza lavoro – non aspiriamo a comprare il mondo e siamo orgogliosi che lo faccia lei, ma si renda credibile con i fatti”. L’appello è rivolto a Paolo Scudieri, ex presidente dell’Unione Industriali di Napoli nonché titolare di questa grande impresa in piena espansione, con 1200 dipendenti in Italia e 10mila in tutto il mondo. Una floridezza che cozza come un incudine di ferro su una situazione ai limiti. I sei operai rimasti esclusi dal ciclo produttivo hanno infatti superato la cinquantina.

“Siamo troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per trovare nuova occupazione”, come loro stessi confermano. E’ il dramma di una generazione spazzata via da un sistema spietato. Un sistema in cui lo stesso sindacato si trova in pesante difficoltà. Ieri accanto ai sei lavoratori c’erano vari esponenti della sinistra locale, più che altro militanti di base del mondo operaio. Cosa che ha reso più forte la sensazione di abbandono che trasmettevano quegli ultracinquantenni, troppo vecchi per questo sistema e troppo giovani per uno Stato che ormai non ammette più gli “scherzi” del destino.

Autore: Pino Neri

 

Informazioni su Francesco Viscione persona comune cittadino.

Amico e Compagno di altri sindacalisti scomodi e di preti scomodi, ma con larga etica ed umanità. Adoro la mia organizzazione la Fiom-Cgil, la e sua Costituzione, lo Statuto.
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