Addio Professor Stefano Rodotà. Grazie per aver dedicato la tua vita agli ultimi.

di Marcella Raiola.

Foto Manifestazione Fiom 14-11-2012 a Pomigliano contro Marchionne.

Nella famiglia romana non c’erano solo figli naturali (che potevano mancare o morire presto, in guerra), ma c’erano, spesso, figli adottati, che condividevano con quelli naturali diritti e doveri. Ad essere adottati, però, non erano solo i giovani, ma anche altri capifamiglia, che venivano accolti nel clan di un capofamiglia più anziano. La procedura legale si chiamava “adrogatio”.

Il popolo veniva convocato (comizi curiati) e il pontifex maximus chiedeva al popolo radunato di approvare o disapprovare l’adozione proposta dal pater adottante. Se il popolo dava l’assenso, il più giovane capofamiglia diventava, da padre che era, figlio del più vecchio, e faceva la detestatio sacrorum, cioè la rinuncia al proprio culto familiare.

Si veniva adottati pubblicamente, col consenso popolare e per diventare eredi di un pater che non aveva figli o se li voleva scegliere, ritenendoli più degni di succedergli o più affini al proprio sentire. Anche le donne, sia pure dopo secoli, poterono adottare figli, ma solo per compensare la perdita dei figli naturali eventualmente premorti.

Per la Legge di Roma, conquistatrice prepotente ma inclusiva, schiavista ma non razzista, sostanzialmente oligarchica o monarchica, ma con canali di mobilità sociale sempre aperti e mai sconfessati, figlio non era quel che esce dalle viscere, ma ogni creatura di cui ci si prenda cura e per cui si sia disposti a soffrire.

A chi pensa che tenaci baluardi del Diritto, della Cultura e della Coscienza, come Stefano Rodotà, lascino, morendo, un vuoto che fa più forti i rapaci figli naturali di un sistema che perpetua i propri privilegi a danno del Diritto, a detrimento della Cultura e a dispetto della Coscienza, vorrei dire che non è così, che non lasciano un vuoto, ma che passano il testimone a tanti figli adottivi, figli “adrogati” davanti al popolo convocato in piazza per la lotta più dura, esaltante e doverosa: quella per l’Uguaglianza.

Nel mio piccolo, dunque, non mi voglio sentire orfana, scempiata, abbandonata, ma “adrogata”, inclusa pleno iure e responsabilmente in quella Famiglia di figli resistenti che i padri e le madri scelgono, liberamente, perché ereditino il loro patrimonio di idee e valori e lo difendano contro i figli naturali, quelli per cui il Diritto non è conquista, non è emancipazione, non è “neminem laedere”, ma “quod mihi placuit, legis habet vigorem”.

Non c’è nessuna sorte che si sta accanendo; nessuna sfortuna, nessun abisso che si spalanca, nessun patto tra demoni, nessun trionfo di inettitudine e corruzione, nessuno sbilanciamento di dèi o fati verso l’ottusità di un potere finito per accidente nelle mani di chi, da arrogante e ignorante, credette di umiliare un giurista e politico integerrimo come Rodotà dandogli del “professorone” da relegare in un passato remoto da cancellare, per scrivere un presente di sopraffazione legalizzata e di rifeudalizzazione (termine coniato da Stefano Rodotà, appunto). 
Le fratture, le perdite, le analisi e le nuove sintesi esistono dove c’è dinamismo, dove le menti e i cuori pulsano e soffrono insieme, pensano al bene comune come unica forma di felicità possibile, si coalizzano e concretizzano azioni di lotta rinnovate e vincenti. 
Credendo di possedere già tutto e di averne diritto, i figli del neoliberismo non saranno mai eredi.

Noi abbiamo, invece, da amati e prescelti figli adottivi, questa gioiosa investitura, che ci deve inorgoglire e responsabilizzare. Accogliamo e tesaurizziamo tutti gli esempi, i libri, i contributi preziosi che ci sono stati trasmessi, mettiamoli a frutto e mandiamo avanti questa “famiglia” vera, fatta di legami autentici.

E non ci scordiamo di allargarla, la famiglia, di “adrogare” pure noi, per quanto possibile, i figli spuri del mondo, i figli senza diritti, i figli che del diritto conoscono solo i rovesci e manrovesci, i figli affamati di giustizia.

 
 
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Informazioni su Francesco Viscione persona comune cittadino.

Amico e Compagno di altri sindacalisti scomodi e di preti scomodi, ma con larga etica ed umanità. Adoro la mia organizzazione la Fiom-Cgil, la e sua Costituzione, lo Statuto.
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