​Elogio della fresella. Ciccio Aliperti.

Elogio della fresella 

di F.A.B.

Spugnata fino allo spappolamento oppure secca, croccante come il forno ce l’ha consegnata. Umida fuori e fragrante all’interno sommersa dall’insalata o semplicemente condita con un filo d’olio, la fresella è da sempre l’incontrastata amica e sorella delle nostre serate estive.
Non ce n’è una  uguale all’altra. Duttile , discreta, umile, fedele, da mangiare con la forchetta meglio però con le mani, resistente alle mode ed alle tendenze sa donarsi, distribuirsi, farsi in mille pezzi soddisfare la nostra fantasia e l’irrefrenabile bisogno di refrigerio che ci assale quando, nei giorni dell’afa e del sol leone, giunge il momento di sedersi a tavola.

“Oi ma’, che ‘nce sta a magnà stasera?”

“Figlio mio nun dicere niente, cu ‘stu calore, nun aggio tenuto proprio genio e cucenà…

…fa’ ‘na cosa;

fatte ‘na bella fre-se-lla!”

Sembrava un ripiego ed invece era l’inizio della vera festa, di un percorso alla scoperta dei tanti tesori nascosti nel nostro frigorifero. L’avvio di quel prodigio che ci faceva combinare insieme pomodori, fagioli all’insalata, carciofini, mais, tonno, maionese e cozzetielli di formaggio abbandonati nei più reconditi meandri dei cassetti destinati agli ortaggi ed alla frutta. L’esordio insomma, di quello spirito d’avventura che ci avviava agli accostamenti più arditi ed impensabili che, ben dosati, promettevano di trasformare le nostre cene estive, in un concerto di brividi di quelli che fanno da preludio alla vera e propria vertigine da papilla in visibilio!

Tutti conoscono la fresella e sanno delle sue taumaturgiche qualità! Eppure nessuno la cita. Non c’è traccia infatti nei testi sacri della cucina molecolare, è bandita nei manuali del buon stare a tavola, nei post su facebook qualcuno timidamente la contrabbanda tra una foto del passato e un disco degli Alunni del sole. È perseguitata, oltraggiata, discriminata, nelle trasmissioni di cucina che a più riprese funestano i palinsesti e vorrebbero convincerci che siamo degli imbecilli e che ci siamo sempre nutriti senza criterio, dimentichi degli equilibri proteici stabiliti da quattro onanisti sterili, rinchiusi nei loro asettici laboratori.

 Non ci sono poesie, pubblicità o canzoni rap che si ricordino di celebrare quella che è la vera icona d’a staggione… ma che veramente l’estate si riduce ad una canzone di Tiziano Ferro che se magna ‘o cornetto algida?  Dateci ‘a fresella, chella overa: ‘nzevata d’uoglio e prufumate e vasinicola!

La vogliamo perché ci rappresenta. La magnifichiamo perché tutti, in maniera più o meno consapevole le dobbiamo qualcosa… la fresella è con noi da sempre!

 Nelle nostre case, nelle nostre autovetture, nelle tasche dei pantaloni e talvolta fra le pieghe delle nostre mutande. Ovunque conserviamo briciole, scampoli, frammenti delle freselle con cui abbiamo ammansito il nostro continuo bisogno di “addobbare” lo stomaco… è un dato di fatto; finiremo i nostri giorni, con più freselle che ricordi…

..fratelli cari, quello che stiamo cercando di affermare è insomma l’evidenza che, a dispetto dei tanti detrattori e catastrofisti che a più riprese annunciano l’imminente fine del mondo, anche questa estate c’è in giro più fresella di quanto se ne possa immaginare e noi tutti sappiamo che:

… finchè c’è fresella, c’è speranza!

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Informazioni su Francesco Viscione persona comune cittadino.

Amico e Compagno di altri sindacalisti scomodi e di preti scomodi, ma con larga etica ed umanità. Adoro la mia organizzazione la Fiom-Cgil, la e sua Costituzione, lo Statuto.
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