Antonio Riciniello, amico.

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Armi e guerre. Francesco risponde ad Iglesias

La fabbrica di bombe in Sardegna agita un caso di coscienza non solo nazionale. La corrispondenza tra il papa e una famiglia impegnata sul fronte della riconversione del territorio. Conferenza stampa il 21 giugno alla Camera dei deputati

Nel nostro Belpaese si costruiscono bombe per aereo che vengono usate in un conflitto dimenticato di solito dai media anche se ha prodotto migliaia di vittime tra i civili, milioni di profughi e il peggioramento delle condizioni sanitarie fino all’insorgere di un’epidemia di colera come denuncia da tempo l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere. Stiamo parlando dello Yemen, lo stato più povero del Golfo Persico, mentre gli ordigni bellici sono prodotti nello stabilimento della RWM Italia Spa (controllata da un gruppo industriale tedesco) di Domusnovas, vicino Cagliari, e destinate all’Arabia Saudita che guida una coalizione militare artefice di quel conflitto mai autorizzato dall’Onu.

Anzi il “Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen” rilasciato il 27 gennaio 2017 al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dichiara che «il conflitto ha visto diffuse violazioni del diritto umanitario internazionale da tutte le parti in conflitto. Il gruppo di esperti ha condotto indagini dettagliate su questi fatti e ha motivi sufficienti per affermare che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita non ha rispettato il diritto umanitario internazionale in almeno 10 attacchi aerei che diretti su abitazioni, mercati, fabbriche e su un ospedale».

Il caso è noto. Non se ne occupano solo Città Nuova e altri mezzi di stampa non allineati. La nota trasmissione televisiva di Mediaset delle Iene ne ha parlato con i suoi modi aggressivi, ma la prudenza suggerisce di non spingersi oltre perché il caso è tropo difficile da risolvere.

Pochissimi ne vogliono fare una questione politica nazionaleanche se viene contraddetta la Costituzione e quindi la legge 185/90 che vieta l’invio di armi nei Paesi in guerra.

Il Sulcis Iglesiente, territorio che ospita la fabbrica tedesca, è,infatti, uno dei più martoriati dalla crisi economica con indici di disoccupazione che mettono paura. Agitare un problema senza poterlo risolvere espone di sicuro la sicurezza dei posti di lavoro che nessuno può garantire altrimenti.

Eppure la Sardegna è uno scrigno di bellezzacon grandi risorse di cultura e ostinata dignità umana.

Da Domusnovas può partire quello che papa Francesco, con un vero manifesto sul lavoro pronunciato il 27 maggio a Genova, ha chiamato il passaggio dal ricatto a riscatto.  Lo hanno scritto il 3 maggio on grande affetto, «non siamo soli», a Francesco  anche Arnaldo e Adele Scarpa a nome del gruppo Umanità Nuova del Movimento dei Focolari di Iglesias per offrire il senso di una marcia per la pace legata all’iniziativa mondiale Run for unity indetta il 7 maggio nella città che confina con Domusnovas e dove la Rwm ha deciso di espandere la propria attività.

Vogliamo, scrivono gli Scarpa, che «sia l’inizio di una presa di coscienza sull’esistenza di veri strumenti di morte che ci piacerebbe riconvertire in luoghi di lavoro per la nostra gente, lavoro che porti sviluppo sostenibile e non guerra».

Il “metodo Iglesias” ha portato non solo a una marcia e a una manifestazione in piazza con una importante partecipazione popolare e di esponenti del mondo associativo, ma il giorno dopo si è costituito nelle sale del comune sardo un “comitato per la riconversione economica” che ha cominciato i suoi lavori costituendosi nella conferenza dei servizi che deve decidere l’ampliamento della fabbrica che un tempo produceva esplosivi per le miniere e dal 2001 è stata trasformata, con fondi pubblici, in fabbrica di bombe.

Il comitato vede l’espressione di molteplici realtà culturali storicamente radicate sul territorio ed esposte sul fronte ambientale e dell’economia civile. L’attività sta andando avanti con richieste di consigli comunali aperti, sit in davanti l’assessorato regionale, la richiesta di coinvolgimento del mondo universitario e della politica regionale che sembra non avere in agenda la questione di Domusnovas che dovrebbe acquistare rilievo nazionale e internazionale, o meglio di una coscienza universale in un mondo attraversato da una guerra mondiale a pezzi.

Proprio papa Francesco, con una lettera datata 3 giugno e firmata dal sostituto alla Segreteria di Stato monsignor Angelo Becciu, incoraggia i coniugi Scarpa «nel cammino della costruzione della pace ricco di insidie e difficoltà ma ricolmo di soddisfazioni e di gioie». Un messaggio che assume un forte significato per tante persone, credenti in modo diverso, che, spesso in solitudine e incompresi, si espongono su queste frontiere insicure.

Avvenire, grazie al direttore Marco Tarquinio, ha dato grande risalto al percorso avviato in Sardegna con la prima pagina  dedicata alla marcia del 7 maggio collegandola alla condanna del papa sull’appellativo di “madre” affibbiato ad un micidiale ordigno usato dagli Usa nel conflitto afghano.

Il Movimento dei Focolari in piazza San Pietro

Il Movimento dei Focolari in Italia si è fortemente esposto in tema di economia disarmata con incontri nel Paese  e sessioni di approfondimento in  Parlamento. A marzo ha scritto (assieme ad Amnesty International, Rete disarmo, Banca etica, Oxfam) una lettera al ministro degli Esteri Alfano per chiedere lo stop immediato dell’invio di bombe all’Arabia Saudita, ma la politica nazionale sembra distratta e disattenta su un caso che rischia di fare da detonatore di troppe responsabilità e omissioni.

Proprio per cercare di ribaltare l’agenda delle priorità del Parlamento a fine legislatura è stata indetta una conferenza stampa il prossimo 21 giugno alla Camera dei deputati dove interverranno i rappresentanti delle diverse associazioni nazionali assieme ad Arnaldo Scarpa come portavoce del comitato di Iglesias e a esponenti dell’informazione a cominciare dal direttore di Avvenire e dell’associazione Articolo 21 per la libertà di stampa che ha accolto e rilanciato l’invito alla conferenza del 21 giugno che vuole chiedere ad ogni singolo parlamentare di prendere posizione in base alla coscienza e non agli ordini dall’alto. La data è stata scelta anche perché cade il giorno dopo il 20 giugno, quando Francesco si recherà sui luoghi di don Mazzolari e don Milani.

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Concordo. Semplicemente.

Di Cristina Correani.       
        Dopo il fascismo qualcuno pensò che i complici dei crimini del regime nazifascista si potessero perdonare con l’amnistia: il risultato è che il fascismo è ancora vivo, vegeto, partecipa in solido alla politica della repubblica antifascista ed è ancora l’origine di molti atti violenti. 

Oggi qualcun altro pensa che in nome dello stato di diritto, lo stesso che ha condannato Riina a vari ergastoli per i suoi crimini che non sono stati così diversi da quelli commessi durante il regime nazifascista, si debba restituire dignità all’autore di quei crimini.

Non va da nessuna parte uno stato che non dimostra di essere più forte dei criminali che hanno agito e agiscono contro il diritto più diritto di tutti che è quello di non essere ammazzati da nessuno.

Lo stato di diritto non si è vendicato: ha condannato Riina a sedici [16] ergastoli.

Dovrebbero bastare e avanzare per capire che uno condannato a sedici ergastoli sta bene dove sta e anzi, gli è andata pure di lusso proprio perché il nostro pur con tutte le sue lacune e mancanze, disuguaglianze, leggi fatte male e applicate ancora peggio si può ancora definire appunto stato di diritto. 

Riina non sarà torturato né sciolto nell’acido, non verrà fatto saltare su un’autostrada minata con 500 chili di tritolo, non verrà fatto sparire nel cemento di un pilone, non sarà mangiato dai maiali in un porcile, non gli spareranno alle spalle né in mezzo agli occhi. 

Quindi risparmiateci almeno le lezioncine su come deve essere applicata la giustizia in Italia, dove il diritto viene invocato sempre per i carnefici e quasi mai per le vittime.

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Licenziamenti Mibex senatore Barozzino.


CRISI MIBEX. BAROZZINO (SINISTRA ITALIANA): CHIEDERE STRAORDINARI DOPO AVER LICENZIATO E’ IMMORALE, GOVERNO INTERVENGA

“Prima licenziano 47 lavoratori, poi chiedono agli altri di fare gli straordinari per il 2 – 3 giugno: è il modus operandi della Mibex di Somma Vesuviana. Purtroppo quello che sembra un paradosso è ormai diventato un insopportabile trend. Chiediamo che siano trovate subito soluzioni alternative a questa riduzione di organico, che sia presentato un vero piano industriale da parte dell’azienda e che sia restituita la dignità ai lavoratori e alle loro famiglie”.

Così il senatore Giovanni Barozzino, capogruppo di Sinistra Italiana – Senato in commissione lavoro, commenta l’utilizzo dello straordinario annunciato dalla proprietà Massucco della ex VLF, oggi Mibex, e annuncia un’interrogazione al Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico.

“Non è pensabile – prosegue Barozzino – che degli operai si pieghino al ricatto degli straordinari, mentre i loro compagni si trovano già in mezzo a una strada.  È davvero immorale quello che chiede l’azienda dopo aver licenziato così tanti lavoratori”.

“Ora è necessario riaprire subito un tavolo di confronto tra governo, azienda e sindacati, al fine di evitare il rischio per il territorio di perdere un’importante realtà storica industriale e garantire il posto ai tanti padri di famiglia”.

“Se pensano di calare sempre la mannaia sui lavoratori, l’anello debole della catena, si sbagliano di grosso, perché Sinistra Italiana è pronta ad affrontare una dura battaglia fuori e dentro le aule parlamentari contro chi attenta ogni giorno ai diritti inviolabili del lavoratore”.

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06-06-2013 la mia piccola Norimberga, chissà se avevo torto…? “Ci vo(levano)gliono li prove…..”

FCA di Melfi. mazzette in “libero” sindacato  di Giorgio Cremaschi

Vincenzo Mauriello è un dirigente sindacale del Fismic, il sindacato autonomo, noi diciamo giallo, che nella FCA assieme a Fim e Uim è complice di tutte le decisioni di Marchionne e come tale riconosciuto dall’azienda.

In qualità di rappresentante sindacale nello stabilimento di Melfi del gruppo,  Mauriello ha chiesto e intascato circa 5000 euro da genitori che così pensavano di favorire  l’assunzione del figlio. Il fatto non costituisce reato, ha dichiarato la Procura della Repubblica di Foggia, perché quei soldi sono stati versati al sindacalista a titolo della sua opera di “intermediazione”. Sì perché il giovane in questione effettivamente è stato assunto in FCA come lavoratore interinale collocato dalla Manpower, ma poi non è stato confermato dall’azienda, due giorni prima della scadenza del contratto. Quindi l’intermediazione di Mauriello almeno parzialmente avrebbe funzionato, se poi il risultato finale non ha corrisposto a quello voluto, chi ha pagato 5000 euro per un posto di lavoro, potrà sempre rivalersi in sede civile, come quando il meccanico non aggiusta l’auto come convenuto. Così  la sentenza.

È bene ricordare che Manpower è ufficialmente una agenzia interinale, che già esercita il ruolo di intermediazione di manodopera in virtù della sciagurata legge Treu del 1997, che autorizzò ai privati ciò che prima era solo compito del collocamento pubblico e che altrimenti veniva punito come caporalato. Dunque lo scandaloso pronunciamento del magistrato foggiano legalizza un’altra intermediazione di manodopera che si aggiunge a quella ufficiale. Vuoi essere assunto da Manpower che ti colloca in FCA che forse col tempo ti assumerà a sua volta? Paga 5000 euro a Mauriello, libera mazzetta in libero mercato del lavoro. Esentasse naturalmente.

Questo degrado sociale ed umano,  perfettamente legale per i magistrati competenti, era già stato denunciato pubblicamente dal vescovo di Melfi Todisco, che aveva bollato come vergognoso questo ulteriore infame sfruttamento del bisogno di lavoro. A lui aveva risposto offeso proprio il Fismic, accusandolo di sparare nel mucchio degli onesti sindacalisti e intimandogli di fare i nomi. Ora che l’autore della richiesta di soldi è noto, il Fismic ha ben  pensato di promuoverlo a dirigente provinciale di Foggia.

Naturalmente tutto questo è avvenuto a totale insaputa delle direzioni  sia della Manpower che della FCA che ora cascano dalle nuvole; nonostante queste imprese abbiano intere strutture che lavorano per saper cosa facciano e cosa pensino i lavoratori con cui hanno a che fare. Ma non si può sapere tutto e poi “nun sacciu” è diventata la posizione ufficiale di tutte la classi dirigenti di questo paese,  di fronte ad ogni porcheria in cui siano coinvolte.

Tutti invece sanno che per lavorare in FCA, e non solo lì, bisogna avere il viatico dei sindacati complici del padrone, quelli che firmano tutti gli accordi, quelli che vengono presentati come moderni e responsabili dal regime e dalla sua stampa. E la raccomandazione di questi sindacati non serve  solo per esseri assunti, ma anche dopo, per usufruire di quei diritti elementari che tutelano la persona sul lavoro e che ora sono diventati favori,  che il padrone concede solo ai più fedeli.

Usufruire della “intermediazione” di certi sindacalisti può non essere sufficiente, ma è spesso necessario. E che per questa intermediazione qualcuno chieda e riceva il suo compenso,  ora anche ad un magistrato appare perfettamente lecito.

La disoccupazione di massa, la precarizzazione e lo sfruttamento del lavoro, la fine del collocamento pubblico, le politiche ed i contratti nel nome del libero mercato ed i loro autori, l’ignavia  di una parte della magistratura, tutti assieme hanno legalizzato l’infamia. E questo trionfo, oggi dichiarato perfettamente lecito,  dei metodi mafiosi nel lavoro è stato chiamato progresso e innovazione.

Fonte: http://contropiano.org/news/lavoro-conflitto-news/2017/05/19/fca-melfi-libere-mazzette-libero-sindacato-092062.

 

Paga il sindacalista per un posto. Ma il gip archivia: “Non è reato”

Il pm e il gip di Foggia hanno archiviato la denuncia per truffa. Possibile però il risarcimento in sede civile
di PAOLO GRISERI

TORINO. Pagare 5.000 euro a un sindacalista perché ti faccia assumere il figlio in un’azienda è un fatto “penalmente irrilevante “. Perché, scrive il pm di Foggia, Antonio Laronga, i genitori che hanno pagato per ottenere l’assunzione “sapevano fin dall’inizio che la somma era destinata a remunerare gli indagati per l’intermediazione diretta a favorire l’assunzione del figlio “. Perché stupirsi dunque se il sindacato funziona come un’agenzia privata di collocamento?

La storia di M.M., 24 anni, di un piccolo paese vicino a Foggia, sembra confermare le accuse del vescovo di Melfi, monsignor Todisco, che nei giorni scorsi aveva denunciato storie di posti di lavoro venduti da alcuni sindacalisti nella zona. Tutto comincia con una grigliata tra amici di famiglia. “Qui – racconta Valeria, la madre del ragazzo – parlando con il signor Matteo Giantomaso ci riferì che lui lavorava in Fca di Melfi e che la stessa azienda avrebbe dovuto assumere 1.000 dipendenti e che un suo cugino aveva a Foggia un sindacato che avrebbe potuto muovere le pedine giuste per favorire l’assunzione”. Così accade.

Pochi giorni dopo a Foggia i genitori di M.M. si incontrano con Vincenzo Mauriello, delegato del Fismic alla Fca di Melfi. “Il signor Mauriello venne a casa nostra – racconta la madre di M.M. – e ci disse che se avessimo voluto far lavorare nostro figlio in Fca, avremmo dovuto pagargli 4.000 euro: 2.000 al momento dell’assunzione come lavoratore interinale e altri 2.000 al momento della firma del contratto a tempo indeterminato”.

Tutto si svolge come previsto: il 27 febbraio 2015 M.M. viene assunto dall’agenzia Manpower ed entra in Fca come lavoratore interinale. E il 31 luglio firma il contratto a tempo indeterminato. A fine agosto, ricorda la signora Valeria, “venimmo chiamati dal signor Giantomaso che ci disse: “Come abbiamo stabilito, ora dobbiamo chiudere la faccenda con il signor Vincenzo Mauriello”. Mio marito, persona di parola, decise di prendere una busta e di saldare”. Nei mesi del lavoro interinale i genitori del ragazzo avevano pagato ulteriori 800 euro ai due intermediari.

Tutta la storia non sarebbe mai emersa se l’8 settembre, due giorni prima della scadenza del periodo di prova, Fca non avesse deciso di licenziare M.M. Una scelta che è nelle potestà dell’azienda in base all’articolo 2096. Una dimostrazione indiretta che la direzione dell’azienda non era al corrente dei rapporti tra il sindacalista del Fismic e il ragazzo licenziato.

Quando il figlio perde il posto di lavoro, la signora Valeria si sente presa in giro. Si rivolge a un avvocato di Foggia, Barbara Selano, e denuncia il sindacalista e il mediatore per truffa. Il pm prima e il gip poi danno torto alla madre. Perché “la somma era destinata a remunerare gli indagati per l’intermediazione effettivamente svolta”. Tesi che il 27 gennaio scorso ha ritenuto “da condividere” il gip di Foggia, Marco Ferrucci.
Tutto archiviato dunque. M.M. otterrà solo un risarcimento in sede civile.

Nei giorni scorsi il vescovo di Melfi, ha lanciato l’allarme “sui posti di lavoro pagati 5.000 euro a certi sindacalisti per far assumere le persone nell’indotto dell’auto”. La signora Valeria ha chiamato il vescovo tre giorni fa per ricordare che una vicenda simile era accaduta anche a suo figlio. “Quel che indigna – dice il vescovo – è che questi comportamenti finiscono per gettare discredito sulla stessa figura del sindacalista, mentre invece sono tanti coloro che la svolgono con dignità”.

Vincenzo Mauriello è diventato recentemente responsabile della zona di Foggia per il Fismic. Proprio ieri il suo sindacato ha attaccato il vescovo: “Monsignor Todisco – si legge in una nota – avrebbe dichiarato di essere venuto a conoscenza che qualcuno avrebbe chiesto ingenti somme di denaro in cambio di un posto di lavoro nel polo automobilistico di Melfi. Non si può spararenel mucchio. La Fismic pretende che si facciano i nomi e non più allusioni che ledono il lavoro onorevole che tanti sindacalisti svolgono ogni giorno a favore del lavoro e dei lavoratori. Condanniamo i fatti denunciati – scrive il Fismic – e, se appurati, ci costituiremo parte civile”.

fonte:

http://www.repubblica.it/economia/2017/05/19/news/paga_il_sindacalista_per_un_posto_ma_il_gip_archivia_non_e_reato_-165799629/

Fca licenzia i due dipendenti che avevano “venduto” l’assunzione per 5.000 euro

Il giovane era stato effettivamente assunto dopo aver pagato la “tangente” al sindacalista e all’intermediario, ma era stato licenziato durante il periodo di prova. Il Fismic ha sospeso i due delegati

di PAOLO GRISERI 19 maggio 2017

TORINO – Fca ha licenziato i due dipendenti di Melfi che avevano ottenuto da un ragazzo disoccupato 5.000 euro per essere assunti in azienda. Uno dei due lavoratori, Vincenzo Mauriello era fino a ieri delegato del Fismic in fabbrica. Il secondo dipendente, Matteo Giantomaso, aveva fatto da intermediario tra la famiglia del ragazzo disoccupato e il sindacalista. Il ragazzo, M.M. di 24 anni, era stato effettivamente assunto da un’agenzia interinale e dopo sei mesi di lavoro in Fca aveva firmato il contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ma due giorni prima del periodo di prova era stato licenziato dall’azienda. Da qui l’esposto della famiglia del ragazzo contro il sindacalista e l’intermediario accusati di aver truffato il disoccupato.

Il gip di Foggia ha però archiviato l’indagine e tutto sarebbe rimasto nascosto se nei giorni scorsi il vescovo di Melfi, monsignor Todisco non avesse denunciato che “nell’indotto auto di Melfi c’è chi vende un posto di lavoro per 5.000 euro”. Così la madre del ragazzo ha contattato il vescovo e la vicenda è stata raccontata da Repubblica.

Venerdì mattina, prima ancora che Fca, dopo una verifica interna, avesse deciso il licenziamento dei due dipendenti, il Fismic li aveva sospesi dall’organizzazione. Con un provvedimento firmato dal segretario nazionale Roberto Di Maulo, si contestava loro di non aver informato in alcun modo l’organizzazione dell’esistenza del procedimento penale, pur concluso con l’archiviazione, sui passaggi di denaro tra i disoccupato e il sindacalista attraverso l’intermediario.

fonte: http://www.repubblica.it/economia/2017/05/19/news/fca_licenzia_i_due_dipendenti_che_avevano_venduto_l_assunzione_per_5_000_euro-165884517/

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CREDEVO PEGGIO. Marco Travaglio

Dedicata al trionfalismo becero dei renziani
CREDEVO PEGGIO

M. Travaglio, 3/5/17
“La scena dei renziani, con giornaloni, telegiornaloni e Mannoni al seguito, che esultano per la formidabile partecipazione alle primarie perché hanno perso solo un terzo di votanti in quattro anni ricorda il tripudio dei berluscones ogniqualvolta uno di loro veniva condannato per mafia o corruzione, al grido di “credevo peggio”.
B. si beccava 3 anni in Cassazione per frode fiscale per non aver pagato 7,3 milioni di tasse? “Solo 3 anni per 7,3 milioni, credevo peggio”(il fatto che la frode totale ammontasse a 350 milioni di dollari e l’imputato avesse mandato il resto in prescrizione cambiando le leggi durante il processo era un dettaglio trascurabile).
Dell’Utri incassava 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa? “La mia difesa ha funzionato”, commentava gongolante l’interessato, che evidentemente si aspettava l’ergastolo.

Poi, in appello e in Cassazione, la pena scendeva a 7 anni: festa grande in tutta la Cassa della Libertà Provvisoria e dunque al Tg1, dove il direttorissimo Augusto Minzolini presentava quegli appena 84 mesetti di galeruccia come uno strepitoso successo dell’imputato e una cocente sconfitta delle toghe rosse, disseminando la parola “assoluzione” in titoli e servizi, mentre l’apposita inviata da riporto a Palermo tripudiava: “La Corte non ha creduto alla pubblica accusa… non ha creduto a Spatuzza, subito peraltro smentito da Filippo Graviano… ha spazzato via la costruzione accusatoria … crolla tutto… ”. Purtroppo, nonostante gli sforzi profusi, non riuscì proprio a spiegare come fosse possibile, se crollava tutto, il pover’uomo si fosse ciucciato 7 anni per mafia.
Stessi baccanali quando Cesare Previti totalizzò in Cassazione 6 anni per corruzione giudiziaria nel caso Imi-Sir e poi un altro anno e 6 mesi, in “continuazione di reato”, per il caso Mondadori, avendo comprato lo stesso giudice per truccare due cause miliardarie.
“L’ipotesi accusatoria è stata sconfessata e totalmente cancellata”, dichiarò commosso il suo avvocato (figurarsi se fosse stata accolta: sedia elettrica?).
E tutto il partito dietro: “Solo 7 anni e mezzo, credevamo peggio”.

Sul perché, appena uno della Banda B. prendeva meno di 30 anni, partisse un Carnevale di Rio, si fronteggiavano varie scuole di pensiero.
Secondo alcuni, i condannati si conoscevano così bene da attendersi quantomeno l’ergastolo: per un eccesso di autostima criminale o un difetto di autopercezione etica dei destinatari delle sentenze.

Altri ritenevano che la Banda B. sapesse cose che i giudici ignoravano e che giustificavano il sollievo per lo scampato pericolo.
Un po’ come quei serial killer che si vedono condannare per un paio di ammazzatine appena e, avendo sulla coscienza alcune decine di morti ammazzati (quanti esattamente non saprebbero dire neppure loro), rincuorano il difensore un po’ abbacchiato: “Avvoca’, su con la vita, è andata di lusso: cosa vuole che siano due omicidi. Io, come minimo, mi sarei dato la fucilazione”.
Matteo Renzi, ormai espertissimo di sconfitte (non giudiziarie, ma elettorali), ha imparato in fretta anche questa lezione. Sapeva bene di stare sulle palle alla maggioranza degli italiani, e anche dei potenziali elettori del Pd, vedi elezioni comunali e referendum del 2016.
Quindi prevedeva che, ai gazebo delle primarie, peraltro già vinte, i 3 milioni e passa del 2013 se li sarebbe scordati.

Così ha fissato l’asticella minima a 1 milione, cioè a un terzo dell’ultima affluenza, per poi spacciare da grande trionfo tutto quello che veniva in più.
“Credevo peggio”.

Tanto, nella politica italiana, al peggio non c’è più limite e nessuno domanda mai a lorsignori: “Scusi, per curiosità, lei esattamente cosa intende per ‘peggio’?”.
Ciò che neppure Renzi poteva prevedere è il precipitoso riaccalcarsi sul carro del vincitore di tutti i voltagabbana a mezzo stampa che ne erano agilmente discesi la sera del 4 dicembre: tutti renziani prima del referendum, tutti antirenziani dopo il referendum, tutti renziani dopo le primarie più scontate e meno partecipate della storia. Così, sui tg e nei giornaloni, il “Credevo peggio” è diventato un “Ammazza quanta gente”.
È la versione 2.0 del vecchio giochino del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto: si svuota il bicchiere, lo si riempie a metà, poi si fa credere che sia tutto pieno.

E la sconfitta diventa vittoria.

È un trucchetto facile facile, alla portata di tutti.
Lo studente somaro torna a casa con una sfilza di 4 in pagella?

Se al padre manesco prudono le dita, lui può sempre obiettare: “Ma che fai, papi, è andata benissimo: potevo avere tutti 2, ma anche 1, e persino zero. Fammi i complimenti”.

Commosso, il genitore stappa lo champagne e gli compra pure il motorino.
Il tenore stonato chiude l’opera sotto una selva di fischi e l’impresario lo vuole cacciare? “Ma che dice, dottore, il pubblico poteva spararci dal loggione o salire sul palco e menarci a uno a uno. Invece siamo tutti incolumi, è andata alla grande”.

E l’altro, soddisfatto, gli rinnova il contratto e gli raddoppia il cachet.
Il chirurgo cane asporta al paziente il rene sano al posto di quello infetto e gli lascia pure le forbici nella pancia?

Quando il malcapitato se ne accorge e gli fa causa, lui ha un alibi di ferro: “Vostro onore, di solito il paziente muore. Questo è ancora vivo e si lamenta pure per un impercettibile pruritino da cesoie?”. Assolto e promosso primario.
Per assurdo, potrebbe persino capitare che un governo abolisca l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e spenda 12 miliardi in incentivi alle imprese per creare nuovi posti di lavoro, e i posti di lavoro crescano meno di quando c’era l’articolo 18 e non c’erano i 12 miliardi di incentivi.

Anzi no, questo è accaduto davvero, come non detto.

Peggio, non poteva andare.”
MARCO TRAVAGLIO

3 Maggio 2017

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Storie di welfare Fiat….. La delegata Fiom Italia D’Acierno.


Lo voglio denunciare ,poiché veramente io sono restata attonita dinnanzi a tutto questo accanimento che sto vedendo in Fca e Cnh riguardo il welfare…veramente paradossale!Si è arrivato a dire ai lavoratori e alle lavoratrici che è importante l’iscrizione, perché ne andava della credibilità dell’azienda…provate ,iscrivetevi e poi se non volete prendere i benefit , vanno sul.fondo pensione Cometa a fine anno…se la Fiat  tanto ci tiene alla nostra pensione(vecchiaia) perche’non ci elargisce direttamente i soldi,e aumenta la quota che versa a cometa come è stato sottoscritto nel.contratto.nazionale dei metalmeccanici di cui.noi del gruppo non facciamo parte!VORREI RAMMENTARE UN PO’ DI STORIA DEL MIO STABILIMENTO LA EX FMA ORA FCA:accade nel 1992 la Fca di Pratola Serra (oggi)nasce sulle ceneri dell ARNA,”regalata” alla Fiat dall allora presidente dell IRI Prodi ristrutturata e mantenuta ,come quasi tutti gli stabilimenti fiat del sud, con finanziamenti pubblici dello Stato ITALIANO ;viene sperimentato il Prato Verde(la dicitura dice tutto) insieme alla Sata di Melfi con una deroga contrattuale sottoscritta dai sindacati(tutti,io non.mi nascondo dietro ad un dito); siamo stati pagati di meno,doppia battuta, 18 turni attaccavamo al domenica sera smontavamo il sabato mattina 8ore con 18 minuti di pausa e30minuti pausa mensa fine turno(vi rammenta qualcosa),inoltre con accordo sindacale l azienda si tratteneva 20mila lire poi 20euro al.mese per poi pagarci a luglio (noi stessi) la quattordicesima:240mila lire e poi 240 euro (senza interessi) ,tutto in nome della produzione e del benedetto lavoro che la generosa azienda ci permetteva di svolgere :DONATORE DI LAVORO A NOI GIOVANI MERIDIONALI(io amo il sud e so come è stato depredato con la scusa della crescita e del lavoro )! ..per dieci anni lunghi ed intensi…ed oggi non ci spetta neanche il premio per i 25 anni:poiché,ci viene detto dall azienda, noi solo ora apparteniamo al Gruppo prima No..azz!non solo il danno anche la beffa!…ora dal 2008 siamo in cassa(cig,cigs,CdS) tutto e di più!!Quanti soldi abbiamo fatto risparmiare all azienda in tutti questi anni,non ci ha regalato Nulla,nada!…credo fin troppi!I soldi che risparmia,se li investe,certo non li investe negli stabilimenti italiani!oggi accade che smantellano i turni,(però aumenta i ritmi di lavoro) spostano gli operai come burattini creando una guerra tra poveri,ci DEFINISCONO assenteisti,poco produttivi, poco competitivi con.gli altri stabilimenti del gruppo calpestando l autorevolezza del.nostro ruolo: Operaio,l unico ruolo che mi inorgoglisce ricoprire!Per un ADESIONE al Welfare aziendale si fanno Riunioni tra capi e team leader affinché si “conovincano”gli operai (quelli che ancora devono aderire ESSENZIALMENTE)ad iscriversi almeno!ci sono giorni ,molti,che non ci calcolano neanche,spesso i gestori ,i capi e.molti del personale manco ci salutano ,(nonostante oggi ci DEFINISCONO RISORSE ); per farci aderire al welfare ci vengono a trovare sulle postazioni togliendo tempo all attività lavorativa cosi preziosa poiché vogliono FARCI UN FAVORE,L ADESIONE AL WELFARE È UNA COSA POSITIVA CHE L AZIENDA FA PER VOI,per il NOSTRO BENE..E SÌ l AZIENDA SA COSA È GIUSTO O SBAGLIATO PER NOI??!!!..!Cari colleghi sono i vostri soldi il welfare deve accompagnare l.incentivo di produttività non sostituirlo!io oggi ,dopo 17 anni di lavoro.in Fiat ,a 40anni  mi sveglio la mattina con le mani addormentate ,le ginocchia.indolensite,un ernia cervicale (come me tanti altri),mi accorgo che oltre ai soldi,ho regalato anche la salute alla fiat ..IO RISPETTO IL MIO LAVORO E SCELGO AFFINCHÉ ESSO NON MANCHI DI QUELLA DIGNITÀ CHE MERITA!

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